
La riabilitazione della frattura del femore negli anziani: fisioterapia e tempi di recupero
La riabilitazione conseguente alla frattura del femore è un’attività imprescindibile per restituire agli anziani colpiti da tale sinistro una buona qualità della vita. Ma come eseguirla nel migliore dei modi rispettando le tempistiche necessarie per una guarigione ottimale?
Nelle prossime righe andremo ad esaminare quali sono le cause alla base di questa eventualità tanto comune quanto problematica per gran parte degli over 70. Inoltre, ci soffermeremo sulle modalità di intervento ed ovviamente su come sarà articolato il percorso riabilitativo.
Perché la frattura del femore è così comune negli anziani?
La frattura del femore è un imprevisto che può verificarsi a qualunque età. Tra gli sportivi, i quali si confrontano quotidianamente con continue sollecitazioni degli arti inferiori, l’incidente è molto diffuso e nelle maggior parte dei casi è dovuto a brusche cadute.
Tuttavia, le dinamiche che conducono alla frattura del femore negli over 70 possono essere completamente diverse. Infatti, capita spesso che la caduta sia addirittura la conseguenza di un’improvvisa frattura. Il motivo è riconducibile ad una patologia particolarmente diffusa nella terza età, ovvero l’osteoporosi.
Che cos’è l’osteoporosi?
In ambito medico l’osteoporosi viene definita come una malattia sistemica dell’apparato scheletrico che determina una riduzione della densità ossea e una conseguente fragilità ossea.
Il femore è l’osso più lungo del corpo umano ed anche il più resistente. Per tutta la sua esistenza ha il compito di mantenere il nostro peso. Ciò nonostante, con l’avanzare dell’età la struttura ossea fisiologicamente si indebolisce e può cedere anche senza una caduta od un particolare trauma. Un anziano, costretto a fare i conti con le conseguenze dell’invecchiamento e al tempo stesso dell’osteoporosi, sviluppa un rischio maggiore di incorrere in una frattura del femore .
Dal punto di vista anatomico il femore è suddiviso in tre parti:
- epifisi prossimale vicino all’anca;
- epifisi distale vicina al ginocchio;
- corpo del femore, ovvero la parte centrale dell’osso.
La parte alta, ovvero l’estremità prossimale, è quella maggiormente soggetta ad una frattura. All’interno delle suddivisioni appena viste sono contenute alcune parti specifiche come la testa del femore, collo del femore, piccolo e grande trocantere e così via.
La frattura del femore può essere di tipo composta oppure scomposta. Nel primo caso, nonostante la rottura, le due parti dell’osso rimangono allineate. Nel secondo invece i monconi ossei assumono una posizione diversa da quell’anatomica iniziale.
Le diverse tipologie di fratture del femore
Aldilà della classificazione appena citata tra composta e scomposta, dal punto di vista medico esistono diverse tipologie di fratture del femore, le quali richiedono interventi diversi per risolvere la problematica. Quali sono le più comuni?
Fratture prossimali del femore
Come già accennato le fratture del femore negli anziani più comuni si localizzano nella parte alta del femore, in prossimità dell’articolazione dell’anca. Rientrano in due principali sottocategorie: intracapsulari ed extracapsulari.
Le prime coinvolgono le porzioni del femore che si trovano all’interno della capsula articolare dell’anca, ovvero:
- la testa del femore (raro);
- il collo femorale, o collo anatomico, che collega la testa del femore al corpo dell’osso.
Le fratture del collo del femore sono particolarmente delicate perché quest’area è poco vascolarizzata, soprattutto negli anziani. Ciò comporta un rischio elevato di necrosi avascolare della testa femorale, ovvero la morte del tessuto osseo per carenza di apporto sanguigno. Proprio per questo, in molti casi si opta per una protesi parziale o totale come soluzione definitiva.
Le fratture extracapsulari, invece avvengono al di fuori della capsula articolare e comprendono:
- fratture pertrocanteriche: interessano la zona compresa tra il grande e il piccolo trocantere, ovvero le prominenze ossee su cui si inseriscono i principali muscoli dell’anca;
- fratture intertrocanteriche: simili alle precedenti, ma leggermente più complesse dal punto di vista anatomico;
- fratture subtrocanteriche: situate appena sotto il piccolo trocantere, spesso richiedono l’uso di chiodi endomidollari per la sintesi.
Queste sono generalmente meglio vascolarizzate rispetto a quelle del collo e quindi presentano un rischio minore di necrosi. Vengono trattate con fissaggio interno mediante chiodi, placche o viti.
Fratture diafisarie
Le fratture diafisarie coinvolgono la porzione centrale del femore, detta appunto diafisi. Sono più rare negli anziani, ma possono verificarsi in soggetti molto fragili o in presenza di patologie ossee secondarie (es. metastasi ossee, mieloma).
Sono spesso il risultato di traumi ad alta energia, come incidenti stradali, e richiedono un trattamento chirurgico complesso con fissazione interna.
Fratture distali
Le fratture distali riguardano l’estremità inferiore del femore, vicino al ginocchio. Possono coinvolgere anche l’articolazione femoro-rotulea. Sono meno frequenti nella popolazione geriatrica ma, quando presenti, sono molto debilitanti. Il trattamento può prevedere placcaggi specifici o, in casi gravi, protesi articolari distali.
Come riconoscere una femore rotto?
I sintomi di un femore rotto sono piuttosto evidenti. Infatti, chi subisce la frattura presenta quasi sempre un dolore acuto che si localizza nella zona inguinale e si irradia verso la coscia e il ginocchio.
Al tempo stesso un anziano con il femore rotto non è in grado di reggersi in piedi, di camminare e di ruotare o flettere l’anca.
L’arto colpito appare spesso accorciato e ruotato esternamente. A questi segni si possono aggiungere ematomi, gonfiore localizzato, e nei casi gravi, un’alterazione della postura.
Tuttavia, è importante prestare molta attenzione a quei casi in cui la frattura del femore è spontanea e dovuta a patologie come la già citata osteoporosi. Il dolore può essere erroneamente attribuito a una semplice contusione o a un problema muscolare, ritardando la diagnosi.
Come avviene l’intervento chirurgico?
Nel 90% dei casi gli anziani che subiscono una frattura del femore devono ricorrere ad un intervento chirurgico. La possibilità di operare e il successo della conseguente riabilitazione post frattura dipende molto dal quadro clinico del paziente e dalla presenza di altre patologie. Tuttavia, è alto il numero di anziani che si sottopongono ad un intervento di ricostruzione del femore anche dopo i 90 anni.
Le operazioni per porre rimedio ad un femore rotto si differenziano a seconda della parte dell’osso interessata dalla frattura. Le lesioni trocanteriche interessano una regione del femore vascolarizzata, ovvero caratterizzata dal passaggio del sangue. In questo caso la ricomposizione della frattura avviene attraverso l’applicazione di una placca o di un chiodo.
Al contrario, quando la lesione riguarda la parte alta dell’osso, come ad esempio la testa del femore, si procede con l’inserimento di una protesi.
Dopo quanto tempo si può riniziare a camminare?
La riabilitazione dopo la frattura al femore può essere contraddistinta da tempistiche più o meno lunghe. I tempi di recupero dipenderanno molto anche dalla tenacia e dall’impegno del paziente. Tuttavia, è importante sottolineare che l’anziano si potrà alzare dal letto già 72 ore dopo l’intervento.
Ovviamente, non lo potrà fare in autonomia, ma con l’aiuto del personale medico e utilizzando un deambulatore, il quale sarà sicuramente utile anche nel periodo di riabilitazione a domicilio. Su CareMarket puoi trovare un’ampia gamma di ausili per la mobilità. Inoltre, essendo dispositivi medici, potrai accedere all’IVA agevolata al 4% come previsto dalla nostra normativa.
La riabilitazione post intervento
La riabilitazione dopo la frattura del femore si articola solitamente in due fasi. La prima è caratterizzata da un periodo all’interno di una struttura specializzata, in cui il personale medico lavorerà sull’articolazione del paziente cercando di stimolarlo nella ripresa del movimento e nella gestione del dolore.
Passata la primissima fase di recupero, la fisioterapia dopo la frattura del femore si concentrerà sul potenziamento della muscolatura dell’anca e del ginocchio attraverso esercizi specifichi eseguiti più volte al giorno.
Tale attività proseguirà anche durante la seconda fase riabilitativa svolta direttamente a domicilio. L’anziano con l’aiuto dei familiari o di altri operatori dovrà svolgere gli esercizi anche tra le mura domestiche.
Pian piano che il paziente riacquisirà il tono muscolare, la fisioterapia sarà indirizzata verso la rieducazione al movimento e al ripristino dei naturali schemi motori. Il percorso riabilitativo potrà essere coadiuvato anche da altre attività come la magnetoterapia, la quale attraverso l’utilizzo delle onde magnetiche favorisce il processo di guarigione. Su CareMarket sono presenti diversi elettromedicali per eseguire sedute di magnetoterapia direttamente a casa: scoprili sul nostro e-commerce!
Tornando al quesito iniziale, ovvero “quanto tempo ci vuole per camminare dopo la frattura del femore?”, la risposta è di circa 2/3 mesi, anche se le condizioni e la forza di volontà del paziente incideranno notevolmente sui tempi di recupero. Qualunque sia la lunghezza della riabilitazione, CareMarket è pronta a sostenere i tuoi cari con il suo vasto assortimento di ausili e prodotti pensati appositamente per la cura degli anziani!